<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?><!-- generator=Zoho Sites --><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><channel><atom:link href="https://www.studiogiametta.it/blogs/tag/giurisprudenza/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><title>Studio Legale Avv. Sirio Giametta - BLOG Studio Legale Giametta #giurisprudenza</title><description>Studio Legale Avv. Sirio Giametta - BLOG Studio Legale Giametta #giurisprudenza</description><link>https://www.studiogiametta.it/blogs/tag/giurisprudenza</link><lastBuildDate>Thu, 16 Apr 2026 04:30:12 -0700</lastBuildDate><generator>http://zoho.com/sites/</generator><item><title><![CDATA[Sui "motivi aggiunti" nel processo tributario]]></title><link>https://www.studiogiametta.it/blogs/post/sui-motivi-aggiunti-nel-processo-tributario</link><description><![CDATA[<img align="left" hspace="5" src="https://www.studiogiametta.it/unnamed logo.jpg"/>§. Con la &nbsp; sentenza n. 8009 del 31.12.2025 la Sez. V della CGT di II Grado della Campania accoglie le tesi dello Studio Legale Giametta, rigetta l ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="zpcontent-container blogpost-container "><div data-element-id="elm_ZuVskbDPQoe6rhs-6kJgXA" data-element-type="section" class="zpsection "><style type="text/css"></style><div class="zpcontainer-fluid zpcontainer"><div data-element-id="elm_Ks26AjX_RfCeqvPwal8lKQ" data-element-type="row" class="zprow zprow-container zpalign-items- zpjustify-content- " data-equal-column=""><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_V1_hd6ZgSB-rcjd0yR9kZQ" data-element-type="column" class="zpelem-col zpcol-12 zpcol-md-12 zpcol-sm-12 zpalign-self- "><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_54saVxtYS0mQ9lSkMiBxlQ" data-element-type="heading" class="zpelement zpelem-heading "><style></style><h2
 class="zpheading zpheading-align-center zpheading-align-mobile-center zpheading-align-tablet-center " data-editor="true"><span style="font-size:20px;">Una recente sentenza (31.12.2025) della CGT di II Grado della Campania, accoglie le tesi dello Studio Legale Giametta e dichiara inammissibile la contestazione delle notifiche degli atti esattoriali depositate in giudizio operata con memoria illustrativa e non con la notifica della memoria integrativa dei motivi di ricorso ex art. 24 comma 2 Dlgs n. 542/1996.</span></h2></div>
<div data-element-id="elm_zCLahv_nTH-RxFlKhAMVdQ" data-element-type="text" class="zpelement zpelem-text "><style></style><div class="zptext zptext-align-center " data-editor="true"><div style="text-align:justify;"><strong>§. </strong>Con la<strong>&nbsp;</strong>sentenza n. 8009 del 31.12.2025 la Sez. V della CGT di II Grado della Campania accoglie le tesi dello Studio Legale Giametta, rigetta l'appello del contribuente ma sopratutto afferma un importante principio processuale di grande rilevanza pratica nel contenzioso tributario ed in particolare in quello esattoriale.</div><div style="display:inline;"><div style="display:inline;"><p></p><p style="text-align:justify;"></p><div style="display:inline;"><div style="text-align:justify;"> Qui di seguito una considerazione sull'insegnamento di questa sentenza in ordine alle conseguenze processuali dei comportamenti di tutti i protagonisti del processo tributario (difesa del contribuente, difesa dell'Ufficio e Collegio Giudicante) in materia di corretta definizione del thema decidendum nel ricorso introduttivo e sulle azioni difensive successive alla tempestiva costituzione in giudizio dell'Ufficio ed al deposito di atti e documenti non conosciuti prima dal ricorrete.&nbsp;</div><div style="text-align:justify;"><span style="text-decoration-line:underline;">In particolare sulla necessità di notifica di memoria integrativa dei motivi di ricorso per contestare la inesistenza della notifica dell'atto esattoriale depositato in giudizio dall'ADER al momento della costituzione in giudizio. </span></div>
</div><p></p><p></p><div style="display:inline;"> ****** </div><p></p><p style="text-align:justify;"><strong>A. Sulle conseguenze&nbsp;</strong><strong><strong>del comportamento della difesa del contribuente in ordine</strong></strong><strong><strong>&nbsp;al mancato (o tardi</strong><strong>vo) ampliamento del thema decidendum</strong></strong></p><p style="text-align:justify;">Con la sentenza in commento, infatti, a fronte del tempestivo&nbsp;deposito, operato in primo grado dall'ADER, della prova della intervenuta notifica delle cartelle esattoriali sottostanti l'atto impugnato dal contribuente, solo in maniera inammissibile, quest'ultimo ha contestato la legittimità e/o regolarità delle notifiche operate dall'ADER senza la proposizione di apposita memoria integrativa dei motivi di ricorso ex art. 24 comma 2 del dlgs n. 542/1996 finalizzata ad ampliare il thema decidendum del ricorso introduttivo ed a ricomprendere specifica contestazione della presunta irregolarità/inesistenza della notificazione.&nbsp;&nbsp;</p><div style="text-align:justify;"> In proposito, la sentenza afferma &lt;&lt;Ne consegue che il giudice deve attenersi all'esame dei vizi di invalidità dedotti in ricorso, il cui ambito può essere modificato solo con la presentazione di motivi aggiunti, ammissibile, ex D.Lgs. n. 546 del 1992, ex&nbsp;art. 24, esclusivamente in caso di <span style="font-style:italic;">&quot;deposito di documenti non conosciuti ad opera delle altre parti o per&nbsp;</span><span style="font-style:italic;">ordine della commissione&quot;.&nbsp;&nbsp;</span></div>
<p></p><div style="display:inline;"><div style="text-align:justify;"><div><div> In particolare, il giudice della nomofilachia ( v. Cass. 18877/2020 ) ha precisato che <span style="font-style:italic;"><strong>“in materia di contenzioso&nbsp;</strong></span><span style="font-style:italic;"><strong>tributario, la proposizione della mera &quot;eccezione di inesistenza&quot; della notifica non può far ritenere acquisito&nbsp;</strong></span><span style="font-style:italic;"><strong>al thema decidendum l'esame di qualsiasi vizio di invalidità del procedimento notificatorio, non ravvisandosi&nbsp;</strong></span><span style="font-style:italic;"><strong>una relazione di continenza tra l'inesistenza e i vizi di nullità di tale procedimento,</strong> altrimenti derivandone&nbsp;</span><span style="font-style:italic;">un'inammissibile scissione tra il tipo di invalidità denunciato con la formulata eccezione di merito e la specifica&nbsp;</span><span style="font-style:italic;">deduzione dei fatti sui quali essa si fonda, il cui onere di allegazione ricade esclusivamente sulla parte qualora si facciano valere eccezioni in senso stretto (Cass. 5 aprile 2013, n. 8398);- <strong>il deposito in giudizio&nbsp;</strong></span><span style="font-style:italic;"><strong>degli avvisi di ricevimento avrebbe potuto legittimare il contribuente ad introdurre nel processo &quot;nuovi motivi&nbsp;</strong></span><span style="font-style:italic;"><strong>&quot; di ricorso, notificando una &quot;memoria integrativa dei motivi&quot;, come previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art.&nbsp;</strong></span><span style="font-style:italic;text-align:center;"><strong>24, comma 2 e 3,” e non in sede di memorie illustrative o in sede d’appello&quot;.&nbsp;</strong></span></div>
<div><span style="text-align:center;"><span style="text-decoration-line:underline;">Da ciò consegue che la cognizione sulla validità della notificazione rimane preclusa evidentemente anche in secondo grado per la mancata rituale introduzione nel giudizio di primo grado, tramite motivi aggiunti, dei lamentati vizi.</span> RImane preclusa conseguentemente anche la valutazione di quei vizi relativi all'an e al quantum&nbsp;</span>della pretesa tributaria che andavano contestati con la tempestiva impugnazione della cartella.&gt;&gt;&nbsp; </div>
<div> In sostanza, la mera eccezione di inesistenza operata nel ricorso introduttivo &quot;al buio&quot; e cioè senza aver prima avuto conoscenza degli atti del procedimento notificatorio che si intende impugnare non consente al Giudice tributario di poter ritenere acquisito al thema decidendum il merito delle notificazioni di cui si è data tempestiva conoscenza al Collegio ed al contribuente mediante deposito in giudizio nei termini di legge. Solo in caso di ampliamento del thema decidendum mediate notificazione della memoria integrativa ex art. 24 comma 2 dlgs n. 542/1996 sarà possibile per il Collegio esaminare il procedimento notificatorio ed eventualmente accertarne l'illegittimità. </div>
<div> Una riflessione sul rapporto con il processo amministrativo&nbsp; </div><div style="text-align:center;"> ****** </div>
<div><strong>B. Sulle conseguenze del comportamento della difesa dell'Ente in ordine</strong><strong><strong>&nbsp;al mancato (o tardi</strong>vo) ampliamento del thema decidendum</strong></div>
<div> E sul punto che nessun eventuale effetto sanante può avere il comportamento dell'Ente di accettazione del contraddittorio e di difesa in merito alle deduzioni operate con la mera memoria illustrativa dal ricorrente&nbsp; è pacifica la giurisprudenza della Corte di Cassazione (S <div style="display:inline;"> ez. trib., 19/01/2024,n.2083 </div>):&nbsp; <div style="display:inline;font-style:italic;"> 7.1. Secondo la pacifica giurisprudenza di questa Corte nel processo&nbsp;tributario&nbsp;la decadenza dell'Amministrazione finanziaria dall'esercizio del potere impositivo, in quanto stabilita a favore e nell'interesse esclusivo del contribuente, configura un'eccezione in senso stretto che deve essere necessariamente sollevata dallo stesso e non integra, pertanto, una circostanza rilevabile d'ufficio dal giudice. (vedi, per tutte, Sez. 5 - , Ordinanza n. 24074 del 03/10/2018, Rv. 650700 - 01). <br/> Nella specie è incontestato che l'eccezione di decadenza non è stata formulata dal ricorrente nel ricorso introduttivo ma in una&nbsp;memoria&nbsp;integrativa&nbsp;ex art. 32 D.Lgs. n. 546/1992&nbsp;e successivamente reiterata con i&nbsp;motivi&nbsp;dell' appello incidentale. <br/> 7.2. Dal momento che nel sistema del processo&nbsp;tributario&nbsp;opera un regime di preclusioni processuali che è inteso non solo a tutela dell'interesse di parte, ma anche dell'interesse pubblico a scongiurare l'allungamento dei tempi del processo, la relativa inosservanza è sempre rilevabile d'ufficio dal giudice, indipendentemente dall'atteggiamento processuale della controparte, a nulla rilevando la circostanza che l' ente impositore, nel costituirsi innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, ha evidenziato, fra l'altro, la tempestività del proprio accertamento, deduzione che è qualificabile come una mera difesa e che non poteva in alcun modo legittimare la proposizione di &quot;nuove eccezioni&quot; da parte della contribuente. <br/> 7.3. Deve, pertanto, affermarsi il seguente principio: &quot;La decadenza dell' ente impositore dal potere di accertamento, non rilevabile d'ufficio in quanto rimessa alla disponibilità della parte, non può essere eccepita dal contribuente nel corso del giudizio neanche mediante la presentazione di&nbsp;motivi&nbsp;aggiunti, in quanto l'integrazione dei&nbsp;motivi&nbsp;di ricorso è consentita dall'art. 24, comma 2, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546&nbsp;soltanto in relazione alla contestazione di documenti depositati dalla controparte e fino ad allora non conosciuti e, siccome tale ultima disposizione pone una preclusione processuale mentre non può essere ricollegato alcun effetto sanante al comportamento dell' ente impositore di accettazione del contraddittorio nel merito a nulla rilevando che nelle proprie difese il Comune abbia dedotto di avere tempestivamente e nell'osservanza dei termini decadenziali richiesto il pagamento della imposta&quot;. </div>
</div><div style="display:inline;font-style:italic;"><div style="text-align:center;"> ***** </div>
</div></div><div><div style="display:inline;"><strong>C. Sulle conseguenze del comportamento del Collegio Giudicante in ordine al mancato (o tardivo) ampliamento del thema decidendum</strong></div>
<div><div style="display:inline;"> Cosi come è pacifica la giurisprudenza della Corte di Cassazione ( <div style="display:inline;"> Cassazione civile sez. trib., 22/09/2011, n.19337) per la quale se </div>
</div>anche il Giudice dovesse giudicare le contestazioni operate inammissibilmente dal ricorrente (perché operate con memoria integrativa dei motivi di ricorso tardiva) tale attività sarebbe giurisdizionale svolta in carenza di potere.&nbsp; Sul punto infatti la Cassazione ha precisato che&nbsp; <div style="display:inline;"> : </div>
<div style="display:inline;font-style:italic;"> &nbsp;&nbsp; </div><span style="font-style:italic;">In proposito osserva il Collegio, richiamandosi ad un costante indirizzo di questa Corte, che l'attività del Giudice di appello il quale, dopo aver confermato la statuizione di &quot;inammissibilità&quot; dei nuovi&nbsp;motivi&nbsp;di censura dell'avviso di rettifica (concernenti le eccezioni di illegittimità degli atti amministrativi presupposti), in quanto tardivamenle proposti in primo grado dal contribuente, abbia proceduto comunque all'esame del merito, integra &quot;una attività giurisdizionale svolta in carenza di potere&quot;, e la valutazione di infondatezza dei&nbsp;motivi&nbsp;(inammissibili), irritualmente compiuta, si risolve in una mera &quot;motivazione ad abundantiam&quot;, di per sè priva di contenuto decisorio essendosi quel Giudice spogliato della &quot;potestas judicandi, e pertanto insuscettibile di determinare una soccombenza ulteriore e distinta da quella determinata dalla pronuncia pregiudiziale in rito, con la conseguenza che l'impugnazione della sentenza, nella parte in cui pretenda un sindacato anche in ordine alla motivazione sul merito svolta &quot;ad abundantiam&quot;, deve dichiararsi inammissibile per difetto di interesse (cfr. Corte cass. 1^ sez. 16.8.2006 n. 18170; id. SU 20.2.2007 n. 3840; id. SU 2.4.2007 n. 8087; id. 3^ sez. 5.6.2007 n. 13068 secondo cui tale motivazione è inidonea a costituire autonoma &quot;ratio decidendi&quot; e non spiega influenza sul dispositivo, essendo improduttiva di effetti giuridici; </span><span style="font-style:italic;">id. sez. lav. 22.11.2010 n. 23635).</span></div>
</div></div></div><p></p><div style="display:inline;"><br/></div><p></p></div></div>
<p></p></div></div><div data-element-id="elm_RknSmK19QqG38cvDdaT5Ug" data-element-type="button" class="zpelement zpelem-button "><style></style><div class="zpbutton-container zpbutton-align-center zpbutton-align-mobile-center zpbutton-align-tablet-center"><style type="text/css"></style><a class="zpbutton-wrapper zpbutton zpbutton-type-primary zpbutton-size-md zpbutton-style-none " href="https://drive.google.com/file/d/1XftfhoSu6GOnqNa2bEGckcGVEAAR3H49/view?usp=sharing" target="_blank"><span class="zpbutton-content">Clicca per leggere la sentenza per esteso</span></a></div>
</div></div></div></div></div></div> ]]></content:encoded><pubDate>Sun, 18 Jan 2026 08:40:11 +0000</pubDate></item><item><title><![CDATA[L'invito di pagamento del contributo unificato ex art. 248 DPR 115/2002 va qualificato come avviso di accertamento e pertanto impugnato innanzi la Giustizia tributaria pena l'acquiescenza con l'aggravio delle sanzioni e maggiorazioni previste dalla legge. Sentenza della Corte di Giustizia tributaria di II grado del Lazio n. 4251 del 3.10.2022 che accoglie le tesi difensive dello Studio Giametta. ]]></title><link>https://www.studiogiametta.it/blogs/post/l-invito-di-pagamento-del-contributo-unificato-ex-art.-248va-impugnato-innanzi-la-corte-di-giustizia</link><description><![CDATA[<img align="left" hspace="5" src="https://www.studiogiametta.it/ctr lazio.jpg"/>]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="zpcontent-container blogpost-container "><div data-element-id="elm_bMmKfcYoQUCqImCR7FRmbQ" data-element-type="section" class="zpsection "><style type="text/css"></style><div class="zpcontainer-fluid zpcontainer"><div data-element-id="elm_L7k099hnROyRLnAOovbLSw" data-element-type="row" class="zprow zprow-container zpalign-items- zpjustify-content- " data-equal-column=""><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_TC295mbqRpuiH2aqmdyN3Q" data-element-type="column" class="zpelem-col zpcol-12 zpcol-md-12 zpcol-sm-12 zpalign-self- "><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_GNvb0F5sRRC_39M1w7twiw" data-element-type="heading" class="zpelement zpelem-heading "><style> [data-element-id="elm_GNvb0F5sRRC_39M1w7twiw"].zpelem-heading { border-radius:1px; } </style><h5
 class="zpheading zpheading-align-center " data-editor="true"><div style="color:inherit;"><div><table cellspacing="0" cellpadding="0" width="496" height="406"><tbody><tr><td align="left" class="zp-selected-cell"> Secondo la Corte di Giustizia tributaria di II grado del Lazio: ​<span style="font-style:italic;">&quot;<span style="text-align:justify;font-family:inherit;font-size:inherit;">L’invito di pagamento, di cui all’art. 248 del D.P.R. n. 115/2002, reca i caratteri propri dell’avviso di accertamento o di liquidazione di un tributo, per come delineati dalla giurisprudenza tributaria (cfr. Cass., S.U. 24.07.2007 n. 16293), comunicando al contribuente una pretesa impositiva oramai definitiva, in quanto certa e non condizionata, ancorché accompagnata dalla sollecitazione a pagare spontaneamente, per evitare spese ulteriori.&nbsp;</span>Sul punto vale la pena rimarcare il principio di diritto dei giudici di legittimità secondo cui “L'invito al pagamento del contributo unificato non versato ex art. 248 d.P.R. n. 115 del 2002 è l'unico atto liquidatorio, previsto dalla legge, dell'imposta prenotata a debito, con cui viene comunicata al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, sicché, a prescindere dalla denominazione, va qualificato come avviso di accertamento o di liquidazione, la cui impugnazione non è facoltativa, ma necessaria ex art. 19 d.lgs. n. 546 del 1992, pena la cristallizzazione dell’obbligazione, che non può più essere contestata nel successivo giudizio avente ad oggetto la cartella di pagamento ”&nbsp;</span><span style="font-size:11pt;">(cfr. Cass. ord. n.40233/2021).</span><br><div style="font-size:11pt;color:inherit;"><br></div></td></tr></tbody></table></div><br clear="ALL"></div></h5></div>
<div data-element-id="elm_jU2sgr4TQ3-CTovmB4XavQ" data-element-type="button" class="zpelement zpelem-button "><style> [data-element-id="elm_jU2sgr4TQ3-CTovmB4XavQ"].zpelem-button{ border-radius:1px; } </style><div class="zpbutton-container zpbutton-align-center "><style type="text/css"></style><a class="zpbutton-wrapper zpbutton zpbutton-type-primary zpbutton-size-md zpbutton-style-none " href="https://drive.google.com/file/d/1qo8tn7YazazLup9uqDxPCKnbNxng7GQ1/view?usp=sharing" target="_blank"><span class="zpbutton-content">leggi la sentenza per esteso</span></a></div>
</div></div></div></div></div></div> ]]></content:encoded><pubDate>Mon, 17 Oct 2022 16:19:37 +0000</pubDate></item><item><title><![CDATA[Recente sentenza del Tribunale di Roma, Sez. lavoro (n.7381 del 21.9.2021) che, accogliendo le tesi dello Studio Giametta, afferma che la notifica della cartella esattoriale via PEC tramite indirizzo del mittente (Ader) diverso da quello risultante dai pubblici elenchi è legittima. ]]></title><link>https://www.studiogiametta.it/blogs/post/recentissima-sentenza-del-tribunale-di-roma-sez.-lavoro-n.7381-del-21.9.2021-che-accogliendo-le-tesi</link><description><![CDATA[<img align="left" hspace="5" src="https://www.studiogiametta.it/HD_Studi_Legali_2021_Tributario.jpg"/> Con la recentissima sentenza in epigrafe, il Tribunale di Roma Sez. La ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="zpcontent-container blogpost-container "><div data-element-id="elm_Aanvh16KQy22WiP5zqkwVA" data-element-type="section" class="zpsection "><style type="text/css"></style><div class="zpcontainer-fluid zpcontainer"><div data-element-id="elm_u47ktpGmQ4OXo8llrLxD6A" data-element-type="row" class="zprow zprow-container zpalign-items- zpjustify-content- " data-equal-column=""><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_qvh3jw22TrK1LW8IoMq5RA" data-element-type="column" class="zpelem-col zpcol-12 zpcol-md-12 zpcol-sm-12 zpalign-self- "><style type="text/css"> [data-element-id="elm_qvh3jw22TrK1LW8IoMq5RA"].zpelem-col{ border-radius:1px; } </style><div data-element-id="elm_FLpdUmieiiTNfOTnE4Z4FA" data-element-type="imagetext" class="zpelement zpelem-imagetext "><style> @media (min-width: 992px) { [data-element-id="elm_FLpdUmieiiTNfOTnE4Z4FA"] .zpimagetext-container figure img { width: 591px !important ; height: 295px !important ; } } @media (max-width: 991px) and (min-width: 768px) { [data-element-id="elm_FLpdUmieiiTNfOTnE4Z4FA"] .zpimagetext-container figure img { width:591px ; height:295px ; } } @media (max-width: 767px) { [data-element-id="elm_FLpdUmieiiTNfOTnE4Z4FA"] .zpimagetext-container figure img { width:591px ; height:295px ; } } [data-element-id="elm_FLpdUmieiiTNfOTnE4Z4FA"].zpelem-imagetext{ border-radius:1px; } </style><div data-size-tablet="size-original" data-size-mobile="size-original" data-align="left" data-tablet-image-separate="" data-mobile-image-separate="" class="zpimagetext-container zpimage-with-text-container zpimage-align-left zpimage-size-original zpimage-tablet-fallback-original zpimage-mobile-fallback-original hb-lightbox " data-lightbox-options="
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            theme:dark"><figure role="none" class="zpimage-data-ref"><span class="zpimage-anchor" role="link" tabindex="0" aria-label="Open Lightbox" style="cursor:pointer;"><picture><img class="zpimage zpimage-style-none zpimage-space-none " src="/HD_Studi_Legali_2021_Tributario.jpg" width="591" height="295" loading="lazy" size="original" data-lightbox="true"/></picture></span></figure><div class="zpimage-text zpimage-text-align-left " data-editor="true"><div style="color:inherit;"><div style="font-size:18px;text-align:justify;"><div style="color:inherit;"><div><span style="font-size:20px;">Con la recentissima sentenza in epigrafe, il Tribunale di Roma Sez. Lav. (dott.ssa Cacace) in giudizio patrocinato dall'avv. Sirio Giametta, accoglie le tesi difensive sulla legittimità dell'operato dell'ADER nel caso di notifica a mezzo pec di atto esattoriale (anche se proveniente da indirizzo diverso da quello risultante dai pubblici registri) e chiarisce che&nbsp;</span><span style="font-size:20px;font-style:italic;">L’art. 26, comma 2, d.P.R. n. 602/1973 prevede che «La notifica della cartella può essere eseguita, con le modalità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, a mezzo posta elettronica certificata, all'indirizzo del destinatario risultante dall'indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INIPEC), ovvero, per i soggetti che ne fanno richiesta, diversi da quelli obbligati ad avere un indirizzo di posta elettronica certificata da inserire nell'INI-PEC, all'indirizzo dichiarato all'atto della richiesta. In tali casi, si applicano le disposizioni dell'articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600».&nbsp;</span><span style="font-size:20px;">destinatario stesso, allorquando sullo stesso non gravi l’obbligo di munirsi di un indirizzo di PEC, ma nulla dice in ordine all’indirizzo PEC del mittente. Ne discende che non vi è alcuna norma che imponga a quest’ultimo di usare necessariamente l’indirizzo di posta elettronica certificata risultante dai pubblici elenchi.<a href="https://drive.google.com/file/d/1wzRKRjirwnsNtfaa6yYddxPcqVXketGG/view?usp=sharing" title="Clicca per leggere la sentenza per esteso" target="_blank" rel=""></a></span></div><div><span style="font-size:20px;">Altri recenti precedenti giurisprudenziali utili nella materia:</span></div><div><div style="color:inherit;"><ul><li style="font-size:11pt;"><b>la sentenza</b>&nbsp;della CTP di ROMA &nbsp;n. 5101/2021 per la quale:&nbsp;<span style="font-size:11pt;color:inherit;">“</span><b style="font-size:11pt;color:inherit;"><i>La normativa di settore (quella del DPR n. 68/2005) contiene prescrizioni esclusivamente sull'indirizzo elettronico del destinatario</i></b><i style="font-size:11pt;color:inherit;">&nbsp;(che deve essere estratto da INI-PEC mentre per i soggetti non obbligati all'uso della PEC vale l'indirizzo indicato)&nbsp;<b>e non su quello del mittente</b>.&nbsp; Peraltro, l'indirizzo&nbsp;<a href="mailto:protocollo@pec.agenziariscossione.gov.it" target="_blank">protocollo@pec.<wbr></wbr>agenziariscossione.gov.it</a>&nbsp;vale evidentemente&nbsp; solo per gli atti in entrata mentre, per gli atti in uscita, a seconda delle sedi regionali, AdER utilizza diversi indirizzi PEC.&nbsp; In ogni caso, il Collegio rileva che, in via generale, l'attestazione di consegna della PEC, con cui è stata effettuata una notifica telematica, è sufficiente a considerarla perfezionata, a patto che esista la certezza che detta consegna sia avvenuta a un indirizzo PEC&nbsp; sicuramente riferibile al destinatario della notifica stessa, come è nel caso di specie.</i><span style="font-size:11pt;color:inherit;">&nbsp;“</span></li></ul><p style="font-size:11pt;"><u></u></p><p>&nbsp;<b style="font-size:11pt;color:inherit;">le sentenze</b><span style="font-size:11pt;color:inherit;">&nbsp;del Tribunale di Perugia Sez. Lavoro n. 141/2020 e della Corte di appello avverso detta sentenza di primo grado:&nbsp;</span><b style="font-size:11pt;color:inherit;"><i>&nbsp;“</i></b><i style="font-size:11pt;color:inherit;">Ed, infatti –&nbsp;<b>certo che un ente pubblico possa avere a disposizione più caselle di posta certificata, sia per la ricezione, sia per l’invio dei messaggi di posta elettronica</b>&nbsp;– ciò che deve ritenersi&nbsp;<b>rilevante ai fini identificativi è il “dominio”,</b>&nbsp;per tale intendendosi ( art. 1 D.P.R. n. 68/2005)” l'insieme di tutte e sole le caselle di posta elettronica certificata il cui indirizzo fa riferimento, nell'estensione, ad uno stesso dominio della rete Internet, definito secondo gli standard propri di tale rete”: dominio che nel caso di specie è “<a href="http://agenziariscossione.gov.it/" target="_blank">agenziariscossione.gov.it</a>”.&nbsp;<b>…</b>….“</i></p></div></div>
<div style="text-align:center;font-size:28px;"><a href="https://drive.google.com/file/d/1wzRKRjirwnsNtfaa6yYddxPcqVXketGG/view?usp=sharing" title="Clicca per leggere la sentenza per esteso" target="_blank" rel="">Clicca per leggere la sentenza per esteso</a><br><div style="font-style:italic;font-size:22px;"> ​ </div>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><div data-element-id="elm_pBq5q4qvF0VVRvVNHKqG4A" data-element-type="section" class="zpsection zpdefault-section zpdefault-section-bg "><style type="text/css"> [data-element-id="elm_pBq5q4qvF0VVRvVNHKqG4A"].zpsection{ border-radius:1px; } </style><div class="zpcontainer-fluid zpcontainer"></div>
</div></div> ]]></content:encoded><pubDate>Tue, 21 Sep 2021 16:14:32 +0000</pubDate></item><item><title><![CDATA[Sentenza della CTR Napoli n. 6416 del 7.9.2021 che accogliendo le difese dello Studio Giametta ricorda come nel processo tributario sia possibile produrre nuovi documenti in appello ed in virtù degli stessi dichiara inammissibile la impugnativa proposta in primo grado dal contribuente.]]></title><link>https://www.studiogiametta.it/blogs/post/interessante-sentenza-della-ctr-napoli-che-accogliendo-le-difese-dello-studio-giametta-ammette-il-de</link><description><![CDATA[<img align="left" hspace="5" src="https://www.studiogiametta.it/HD_Studi_Legali_2021_Tributario.jpg"/>La Commissione Tributaria Regionale n. 6416 del 7.9.2021accoglie l'appello proposto dallo Studio Legale Giametta ricordando che, innanzi il Giudice Tr ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="zpcontent-container blogpost-container "><div data-element-id="elm_Lpe9ht7CS6-ID1cO_Djb2w" data-element-type="section" class="zpsection "><style type="text/css"></style><div class="zpcontainer-fluid zpcontainer"><div data-element-id="elm_JIBz1gxNRtaS-wonnpooZw" data-element-type="row" class="zprow zprow-container zpalign-items- zpjustify-content- " data-equal-column=""><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_JrAAxDFSQoaNZnJxJQ504w" data-element-type="column" class="zpelem-col zpcol-12 zpcol-md-12 zpcol-sm-12 zpalign-self- "><style type="text/css"> [data-element-id="elm_JrAAxDFSQoaNZnJxJQ504w"].zpelem-col{ border-radius:1px; } </style><div data-element-id="elm_JmUnEAmkQuq81CG1r57g6A" data-element-type="text" class="zpelement zpelem-text "><style> [data-element-id="elm_JmUnEAmkQuq81CG1r57g6A"].zpelem-text { border-radius:1px; } </style><div class="zptext zptext-align-center " data-editor="true"><p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Roboto, sans-serif;font-size:14px;"><span style="color:inherit;">La Commissione Tributaria Regionale n. 6416 del 7.9.2021accoglie l'appello proposto dallo Studio Legale Giametta ricordando che, innanzi il Giudice Tributario, ai sensi dell'art. &nbsp;58 del&nbsp;</span><span style="color:inherit;">D.Lgs. 546 del 1992, “nuove prove in appello” è possibile depositare nuovi documenti in appello: &quot;</span></span><span style="font-family:Roboto, sans-serif;font-size:14px;color:inherit;">1. Il giudice d’appello non può dispone nuove prove, salvo che non le ritenga necessarie ai fini della decisione o che la parte dimostri di non averle potute fornire nel precedente grado di giudizio per causa ad essa non imputabile. &nbsp;</span><span style="color:inherit;font-family:Roboto, sans-serif;font-size:14px;">2. È fatta salva la facoltà delle parti di produrre nuovi documenti&quot;.&nbsp;</span></p><p style="text-align:justify;"><span><span style="color:inherit;font-family:Roboto, sans-serif;font-size:14px;">Pertanto, nel depositare con l'appello, le relate di notifica delle cartelle&nbsp;</span><span style="font-family:Roboto, sans-serif;font-size:14px;">esattoriali</span><span style="color:inherit;font-family:Roboto, sans-serif;font-size:14px;">&nbsp;impugnate in primo grado non depositate in primo grado, l'ADER ha dimostrato come la&nbsp;</span><span style="font-family:Roboto, sans-serif;font-size:14px;">sentenza</span><span style="font-family:Roboto, sans-serif;font-size:14px;color:inherit;">&nbsp;della CTP gravata solo erroneamente abbia dichiarato il ricorso in parte fondato dal momento che avrebbe dovuto invece concludere per la sua totale inammissibilità considerato chele impugnative proposte contro le indicate due cartelle, alla&nbsp;</span><span style="font-family:Roboto, sans-serif;font-size:14px;">stregua dell'indicata documentazione,</span><span style="font-family:Roboto, sans-serif;font-size:14px;color:inherit;">&nbsp;risultano tardive.</span></span></p><div style="color:inherit;"><p><span style="font-size:14px;"><a href="https://drive.google.com/file/d/1WRMZQjLo-J49kW9JYns5ZUUK_rPvvzuR/view?usp=sharing" title="Clicca qui per leggere la sentenza per esteso" target="_blank" rel="">Clicca qui per leggere la sentenza per esteso</a></span></p><p style="font-size:11.5px;"><img src="/HD_Studi_Legali_2021_Tributario.jpg"><br></p><p style="font-size:11.5px;"><br></p></div></div>
</div></div></div></div></div></div> ]]></content:encoded><pubDate>Mon, 13 Sep 2021 10:18:44 +0000</pubDate></item><item><title><![CDATA[Interessante sentenza della CTR Emilia Romagna (1065/2021) che accoglie le tesi difensive dello Studio Legale Giametta sulla notifica di più atti impositivi con unica raccomandata e sulla sufficienza dell'avviso di ricevimento con indicazione degli estremi della cartella esattoriale per provare la conoscenza da parte del contribuente.]]></title><link>https://www.studiogiametta.it/blogs/post/interessante-sentenza-della-ctr-emilia-romagna-1065-2021-che-accoglie-le-tesi-difensive-dello-studio</link><description><![CDATA[<img align="left" hspace="5" src="https://www.studiogiametta.it/HD_Studi_Legali_2021_Tributario.jpg"/> Con la recentissima (17.8.2021 sentenza della CTR n. 1065, dopo un lunghissimo contenzioso giunto sino in Corte di Cassazione, si accolgo ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="zpcontent-container blogpost-container "><div data-element-id="elm_4kMDZ5kqREWXeafJPMRyEw" data-element-type="section" class="zpsection "><style type="text/css"></style><div class="zpcontainer-fluid zpcontainer"><div data-element-id="elm_AyrFrzyoT-qKm6iIKweAVA" data-element-type="row" class="zprow zprow-container zpalign-items- zpjustify-content- " data-equal-column=""><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_fkUND25kSQO9SFZuokIV6g" data-element-type="column" class="zpelem-col zpcol-12 zpcol-md-12 zpcol-sm-12 zpalign-self- "><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_IDYt_11AQVCLdkpT7Gj10Q" data-element-type="text" class="zpelement zpelem-text "><style> [data-element-id="elm_IDYt_11AQVCLdkpT7Gj10Q"].zpelem-text { border-radius:1px; } </style><div class="zptext zptext-align-center " data-editor="true"><p>Con la recentissima (17.8.2021 sentenza della CTR n. 1065, dopo un lunghissimo contenzioso giunto sino in Corte di Cassazione, si accolgono le tesi difensive svolte dallo Studio Legale Giametta nell'interesse dell'Agenzia delle Entrate - Riscossione (Emilia Romagna) e, nel rigettare il ricorso e le successive impugnative proposte dalla contribuente, si chiariscono due principi fondamentali per l'attività di riscossione.&nbsp;</p><p>Il primo riguarda la possibilità di notificare più atti impositivi con una unica raccomandata purché nell'avviso di ricevimento della stessa vi sia l'indicazione specifica di ciascun atto impositivo. Il secondo riguarda eccezione proposta in molteplici impugnative da parte dei contribuenti e cioè la pretesa insufficienza del deposito in giudizio della sola relata di notifica ovvero del solo 'avviso di ricevimento per dare prova della conoscenza dell'atto impositivo. Secondo la CTR l'indicazione del numero dell'atto impositivo ovvero della cartella sull'avviso di ricevimento (ovvero sulla relata di notifica) unitamente alla sottoscrizione del destinatario e dell'Agente postale (pubblico ufficiale) perfeziona l'iter di notifica ed incontestabile la conoscenza degli atti inseriti nell'unica racc.ta.&nbsp;</p><p><a href="https://drive.google.com/file/d/1FG37A4rVIzhVEsfLEiaids-Bcr2BF6rK/view?usp=sharing" title="clicca qui per leggere la sentenza per esteso" target="_blank" rel="">clicca qui per leggere la sentenza per esteso</a></p><p><img src="/HD_Studi_Legali_2021_Tributario.jpg"><br></p></div>
</div><div data-element-id="elm_WAKn1z2RTAi81HSCxZ6NqA" data-element-type="button" class="zpelement zpelem-button "><style> [data-element-id="elm_WAKn1z2RTAi81HSCxZ6NqA"].zpelem-button{ border-radius:1px; } </style><div class="zpbutton-container zpbutton-align-center "><style type="text/css"></style><a class="zpbutton-wrapper zpbutton zpbutton-type-primary zpbutton-size-md zpbutton-style-none " href="https://drive.google.com/file/d/1FG37A4rVIzhVEsfLEiaids-Bcr2BF6rK/view?usp=sharing" target="_blank"><span class="zpbutton-content">Get Started Now</span></a></div>
</div></div></div></div></div></div> ]]></content:encoded><pubDate>Fri, 03 Sep 2021 10:20:52 +0000</pubDate></item><item><title><![CDATA[Sentenza interessante della Commissione Tributaria Regionale della Campania n. 4733 del 03/06/2020 in tema di intervenuta conoscenza della cartella esattoriale attraverso la notifica di un atto successivo. ]]></title><link>https://www.studiogiametta.it/blogs/post/sentenza-interessante-della-commissione-tributaria-regionale-della-campania-n.-4733-del-03-06-2020-i</link><description><![CDATA[<img align="left" hspace="5" src="https://www.studiogiametta.it/foto ctr.jpg"/>Con la sentenza n. 4733 del 03/06/2020 l a Commissione Tributaria Regionale della Campania&nbsp; rigetta l'appello proposto dal contribuente avverso sen ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="zpcontent-container blogpost-container "><div data-element-id="elm_MHMrLtPMT3a228RbcvWPeA" data-element-type="section" class="zpsection "><style type="text/css"></style><div class="zpcontainer-fluid zpcontainer"><div data-element-id="elm_ULfs29FoTZSg3c7NiOiM4A" data-element-type="row" class="zprow zprow-container zpalign-items- zpjustify-content- " data-equal-column=""><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_oNNUecKqT-ei8734kC22kQ" data-element-type="column" class="zpelem-col zpcol-12 zpcol-md-12 zpcol-sm-12 zpalign-self- "><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_noyb4B4yTbqIGvY0xEsjBA" data-element-type="text" class="zpelement zpelem-text "><style> [data-element-id="elm_noyb4B4yTbqIGvY0xEsjBA"].zpelem-text { border-radius:1px; } </style><div class="zptext zptext-align-center " data-editor="true"><p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;">Con la sentenza n. 4733 del 03/06/2020 l</span><span style="font-size:16px;color:inherit;text-align:center;">a Commissione Tributaria Regionale della Campania&nbsp;</span><span style="font-size:12pt;">rigetta l'appello proposto dal contribuente avverso sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Salerno accogliendo le tesi difensive dello Studio Legale Giametta.&nbsp;</span><span style="font-size:12pt;">In particolare, per la Commissione Tributaria Regionale: “</span><i style="font-size:12pt;">non potrebbe sostenersi che l’intervenuta conoscenza della cartella non elide il vizio procedimentale connesso all’omissione della sua rituale notifica, atteso che, anche a non voler sostenere l’equipollenza della notifica alla conoscenza acquisita aliunde dell’esistenza della cartella non è riscontrabile alcun atto di riscossione successivo alla cartella che possa&nbsp; risentire degli effetti dell’ammissione della notifica della stessa”.</i></p><p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;">In tema si riporta una recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione (sez. tributaria 13/12/2019 n. 32857) la quale sancisce il principio secondo cui <i>la cartella, che costituisce il titolo sulla base del quale è stata iscritta ipoteca, esiste ed è divenuta definitiva in quanto il ricorrente ne è venuto a conoscenza a seguito dell’impugnazione del preavviso di fermo amministrativo ed ha omesso di impugnarla nei termini, </i>in particolare, <i>non assumono rilievo alcuno, conseguentemente, i rilievi afferenti il difetto di notifica della cartella o la mancata allegazione di essa alla comunicazione di iscrizione ipotecaria in quanto la cartella stessa deve ritenersi essere pervenuta a conoscenza dei contribuente a seguito della proposizione del ricorso avverso il provvedimento di fermo amministrativo.</i></span></p><p><span style="font-size:12pt;"><i><a href="https://drive.google.com/file/d/1Ou-2pvlw-kJAaJS21OHerNFvONl_hjtw/view?usp=sharing" title="clicca qui per leggere la sentenza per esteso" target="_blank" rel="">clicca qui per leggere la sentenza della CTR per esteso</a>&nbsp;</i></span></p><p><span style="font-size:12pt;"><i><a href="https://drive.google.com/file/d/1Nm1YF4X9rNDHxTNSvZgxIxjKkGYh8fhW/view?usp=sharing" title="clicca qui per leggere la sentenza della Corte di Cassazione per esteso&nbsp;" target="_blank" rel="">clicca qui per leggere la sentenza della Corte di Cassazione per esteso&nbsp;</a></i></span></p><p><span style="color:inherit;"></span><br></p></div>
</div><div data-element-id="elm_kXy7ymBzT4CuNQFvnkcjvw" data-element-type="button" class="zpelement zpelem-button "><style></style><div class="zpbutton-container zpbutton-align-center "><style type="text/css"></style><a class="zpbutton-wrapper zpbutton zpbutton-type-primary zpbutton-size-md " href="javascript:;" target="_blank"><span class="zpbutton-content">Get Started Now</span></a></div>
</div></div></div></div></div></div> ]]></content:encoded><pubDate>Fri, 18 Sep 2020 17:02:06 +0000</pubDate></item><item><title><![CDATA[Interessante ordinanza del 25.10.2017 del Tribunale di Napoli Nord (dott. Auletta) in tema di pignoramento dell'Agenzia Riscoss., competenza e giurisdizione]]></title><link>https://www.studiogiametta.it/blogs/post/Interessante-ordinanza-del-25-10-2017-del-Tribunale-di-Napoli-Nord-dott-Auletta-in-tema-di-pignoramento-dellAgenzia-Riscoss-competenza-e-giurisdizione</link><description><![CDATA[Nell'accogliere le tesi difensive dello Studio Giametta ed in particolare l'eccezione di difetto di giurisdizione, l' ordinanza affronta le questioni c ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="zpcontent-container blogpost-container "><div data-element-id="elm_9PM4Pu6XRNOzZE2w81X-CQ" data-element-type="section" class="zpsection "><style type="text/css"></style><div class="zpcontainer-fluid zpcontainer"><div data-element-id="elm_VpcYEddHRSKXhBMWt-X7tA" data-element-type="row" class="zprow zprow-container zpalign-items- zpjustify-content- " data-equal-column=""><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_HJiH4uBZTOSK5FRXRlsQ2Q" data-element-type="column" class="zpelem-col zpcol-12 zpcol-md-12 zpcol-sm-12 zpalign-self- "><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_ROJIQ1zQTzOYokyYj4VtoQ" data-element-type="text" class="zpelement zpelem-text "><style></style><div class="zptext zptext-align- " data-editor="true"><div><p><span></span></p><p class="MsoNormal"><font face="Tahoma, Geneva, sans-serif" size="3"></font></p><div style="text-align:justify;"><font face="Tahoma, Geneva, sans-serif" size="3"><span style="background-color:transparent;">Nell'accogliere le tesi difensive dello <a alt="Studio Giametta" href="/Home.html" target="_self" title="Studio Giametta">Studio Giametta </a>ed in particolare l'eccezione di difetto di giurisdizione, l'</span></font><span style="font-family:Tahoma, Geneva, sans-serif;font-size:medium;background-color:transparent;">ordinanza affronta </span><span style="font-family:Tahoma, Geneva, sans-serif;font-size:medium;background-color:transparent;">le questioni che si sono poste con riferimento all’accertamento negativo del diritto (di procedere in via esecutiva) ed alla impugnazione degli atti dell’esecuzione per “vizi derivati” ed in specie nel caso in cui tali atti non siano preceduti dalla notifica degli atti presupposti.</span></div><font face="Tahoma, Geneva, sans-serif" size="3"><span style="background-color:transparent;"><div style="text-align:justify;"><span style="background-color:transparent;">Sul punto il Giudice, dott. Auletta, opera ampio excursus dottrinale e giurisprudenziale e conclude richiamando la sentenza delle SS.UU. della Corte di Cassazione (5.6.2017, n. 13913) per la quale </span><i style="background-color:transparent;">se il credito ha natura tributaria, l’opposizione agli atti esecutivi (e segnatamente al pignoramento) per dedurre l’invalidità dell’atto per vizi derivati dal mancato compimento delle formalità di legge (ad es.: la rituale notifica degli atti prodromici) va proposta innanzi alla Commissione tributaria (Cass. S.U., 5.6.2017, n. 13913). </i></div><div style="text-align:justify;"><i style="background-color:transparent;"><a alt="clicca qui per leggere l'ordinanza per esteso" href="https://drive.google.com/file/d/0B3qPvaxBVroEeEVTdmpHeC1hcDQ/view?usp=sharing" rel="nofollow" target="_blank" title="clicca qui per leggere l'ordinanza per esteso">clicca qui per leggere l'ordinanza per esteso</a>&nbsp;</i></div></span></font><p></p><p></p></div></div>
</div></div></div></div></div></div> ]]></content:encoded><pubDate>Thu, 26 Oct 2017 10:27:18 +0000</pubDate></item><item><title><![CDATA[Il Trib. di Milano (17.7.2014) ridisegna il sistema della responsabilità civile in ambito sanitario: ex art 2043 cc. per il medico, ex art 1218 per la struttura]]></title><link>https://www.studiogiametta.it/blogs/post/Il-Trib-di-Milano-17-7-2014-ridisegna-il-sistema-della-responsabilitàcivile-in-ambito-sanitario-ex-art-2043-cc-per-il-medico-ex-art-1218per-la-struttura</link><description><![CDATA[ Brevi note a cura dello Studio legale Giametta Quì il testo per esteso (dal quotidiano della sanità) http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="zpcontent-container blogpost-container "><div data-element-id="elm_7kttId0xR4qJ84313d13pg" data-element-type="section" class="zpsection "><style type="text/css"></style><div class="zpcontainer-fluid zpcontainer"><div data-element-id="elm_ZD9QOM-hRRaOCX5dP_5oXw" data-element-type="row" class="zprow zprow-container zpalign-items- zpjustify-content- " data-equal-column=""><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_J9LSngWgQoeCXC1jVJrzqw" data-element-type="column" class="zpelem-col zpcol-12 zpcol-md-12 zpcol-sm-12 zpalign-self- "><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_9p4K7pDbR4C4AZ0KKoRYtA" data-element-type="imagetext" class="zpelement zpelem-imagetext "><style></style><div data-size-tablet="" data-size-mobile="" data-align="left" data-tablet-image-separate="" data-mobile-image-separate="" class="zpimagetext-container zpimage-with-text-container zpimage-align-left zpimage-size-original zpimage-tablet-fallback-original zpimage-mobile-fallback-original hb-lightbox " data-lightbox-options="
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            theme:dark"><figure role="none" class="zpimage-data-ref"><span class="zpimage-anchor" role="link" tabindex="0" aria-label="Open Lightbox" style="cursor:pointer;"><picture><img class="zpimage zpimage-style-none zpimage-space-none " src="/files/About-Medical-Malpractice-Cases-290x217.jpg" size="original" data-lightbox="true"/></picture></span><figcaption class="zpimage-caption zpimage-caption-align-center"><span class="zpimage-caption-content"></span></figcaption></figure><div class="zpimage-text zpimage-text-align-left " data-editor="true"><div><p><span><font size="4"></font></span></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span><br></span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span>Brevi note a cura dello Studio legale Giametta</span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span><br></span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span><br></span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span><br></span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span><br></span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span><br></span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span><br></span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span>Quì il testo per esteso (dal quotidiano della sanità) http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato625330.pdf </span><br></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><br></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">Qui l'articolo sul Sole 24 ore (sanità): </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span>http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/giurisprudenza/2014-10-13/tribunale-milano-paziente-dimostri-162240.php?uuid=Abri7kUK </span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span><br></span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span>Quì il Corriere della sera di oggi 13.10.2014: </span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span>http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_ottobre_13/rivoluzione-corsia-paziente-deve-provare-l-errore-medico-9ef4afe6-52a7-11e4-8e37-1a517d63eb63.shtml </span></font></p><p style="text-align:justify;"><br></p><p style="text-align:justify;"><br></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">La sentenza del tribunale di Milano prende atto della profonda rivisitazione dell'impostazione giurisprudenziale consolidata in materia, operata dall’intervento normativo con il c.d. Decreto Balduzzi e con la legge di conversione n. 189/2012, di radicale modifica dei criteri di accertamento della responsabilità medica. </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">L’aspetto principale del cambiamento in tema di responsabilità professionale medica è decisamente l’art.3 della legge di conversione e precisamente il primo comma dell’articolo de quo che espressamente prevede: "l'esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene alle linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l'obbliga di cui all'art. 2043 del codice civile: Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo”. </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">L'incipit dell'art. 3, c. I, della citata L. 189/12, esclude la rilevanza penale della condotta medica qualificata dalla colpa lieve ove il sanitario abbia agito nel rispetto delle linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, nei quali casi resta comunque fermo l'obbligo di cui all'art. 2043 c.c. </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">Il richiamo alla responsabilità civile compare proprio nel secondo periodo del primo comma dell'art. 3 del testo normativo in esame,laddove “il Legislatore ha,consapevolmente e non per dimenticanza ed imperativamente, suggerito l’adesione al modello di responsabilità civile medica come disegnato anteriormente al 1999,in cui,come noto, in assenza di contratto,il paziente poteva richiedere il danno iatrogeno esercitando l’azione aquiliana.“ (cfr. sentenza n.1046/2012 Tribunale di Varese.) </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">E’ evidente che l’adesione ad un modello siffatto contribuisce a realizzare la finalità perseguita dal legislatore (contrasto medicina difensiva) in quanto viene alleggerito l’onere probatorio del medico e viene fatto gravare sul paziente anche l’onere di offrire dimostrazione giudiziale dell’elemento soggettivo della responsabilità. </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">È chiaro che l'adozione del modello della responsabilità extracontrattuale implica innegabili benefici per la posizione del medico, comportando la riduzione dei tempi di prescrizione a cinque anni e, sul piano processuale,l'alleggerimento degli oneri probatori del sanitario con corrispondente trasferimento dei medesimi in capo al paziente. Ma ciò si traduce, nondimeno in una maggiore garanzia del diritto alla salute di tutti i cittadini,conformemente al precetto costituzionale, vanificato dall'attuale esercizio dell'attività medica condizionato dai timori di conseguenze giudiziarie </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">La specifica regolamentazione della responsabilità civile sanitaria in termini extracontrattuali è stata, peraltro, già avallata dalle prime pronunce giudiziali in materia, di condivisione dell'opzione interpretativa dell'intervento consapevole del Legislatore. </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">Si tratta della già richiamata sentenza n. 1406/12 del Tribunale civile di Varese che, come già detto, sostiene l’univoca volontà del Legislatore di ricondurre la responsabilità sanitaria all'interno della disciplina della responsabilità extracontrattuale, ai sensi e per gli effetti dell'art. 3 della Legge Balduzzi, attraverso il richiamo all'art. 2043 c.c. <span>&nbsp; </span><span>&nbsp; <span>&nbsp; </span></span>Occorre evidenziare che la citata decisione richiama proprio il canone interpretativo del Legislatore Consapevole, rievocando come lo stesso sia stato già impiegato come criterio ermeneutico, vincolante per il giudice, nella stessa giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ., III Sezione, 24/8/2007, n. 17958). </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">In seguito sono intervenute sentenze di merito contrastanti (la sentenza del Tribunale di Milano richiama il contrasto tra la sentenza del Tribunale di Torino del 26.2.2013 ed il Tribunale di Rovereto del 29.12.2013) e due note sentenze di della Corte di Cassazione. </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">La prima è la sentenza del 19/2/2013 n. 4030 che, solo in un passaggio incidentale- con i tratti dell’obiter dictum - pare ritenere che il riferimento normativo dell'art. 2043 c.c. della Legge Balduzzi si limiti ad evocare la clausola generale del neminem laedere senza incidere sulle regole consolidate della responsabilità del medico, sia aquilana che contrattuale da contatto sociale. </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">La seconda è la più recente sentenza del 17/4/2014 n. 8940 della Corte di Cassazione secondo la quale: &lt; <span>&nbsp; </span><span>&lt; <span>&nbsp; </span></span>l'art. 3, comma 1,del d.l. 13 settembre 2012, n. 158, come modificato dalla legge di conversione 8 novembre 2012, n. 189, nel prevedere che "l'esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria&nbsp;attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve", fermo restando, in tali casi, "l'obbligo di cui all'articolo 2043 del codice civile", non esprime alcuna opzione da parte del legislatore per la configurazione della responsabilità civile del sanitario come responsabilità necessariamente extracontrattuale, ma intende solo escludere, in tale ambito, l'irrilevanza della colpa lieve”&gt;&gt; </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><b>Il Tribunale di Milano in manifesto contrasto con quest’ultima pronuncia della Corte di Cassazione, e nel quadro delle giurisprudenza di merito di cui sopra, dopo lungo excursus, conclude ridisegnando il sistema di responsabilità civile in ambito sanitario dopo la “legge Balduzzi” riepilogandolo come segue: </b></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">&lt;&lt;Sulla base del delineato ambito applicativo e della interpretazione dell’art. 3 comma 1 L. 189/2012&nbsp; <span>che si ritiene preferibile, l’articolato sistema della responsabilità civile in ambito sanitario sembra&nbsp; </span><span>possa essere così sintetizzato: </span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">• il richiamo nella norma suddetta all’obbligo di cui all’art. 2043 c.c. per l’esercente la&nbsp; <span>professione sanitaria che non risponde penalmente (per essersi attenuto alle linee guida), ma&nbsp; </span><span>la cui condotta evidenzia una colpa lieve, non ha nessun riflesso sulla responsabilità&nbsp; </span><span>contrattuale della struttura sanitaria, che ha concluso un contratto atipico con il paziente (o,&nbsp; </span><span>se si preferisce, è comunque tenuta ex lege ad adempiere determinate prestazioni perché&nbsp; </span><span>inserita nel S.S.N.) ed è chiamata a rispondere ex art. 1218 c.c. dell’inadempimento riferibile&nbsp; </span><span>direttamente alla struttura anche quando derivi dall’operato dei suoi dipendenti e/o degli </span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">ausiliari di cui si è avvalsa (art. 1228 c.c.); </font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">• il tenore letterale dell’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi e l’intenzione del legislatore&nbsp; <span>conducono a ritenere che la responsabilità del medico (e quella degli altri esercenti&nbsp; </span><span>professioni sanitarie) per condotte che non costituiscono inadempimento di un contratto&nbsp; </span><span>d’opera (diverso dal contratto concluso con la struttura)venga ricondotta dal legislatore del&nbsp; </span><span>2012 alla responsabilità da fatto illecito ex art. 2043 c.c.e che, dunque, l’obbligazione&nbsp; </span><span>risarcitoria del medico possa scaturire solo in presenza di tutti gli elementi costitutivi&nbsp; </span><span>dell’illecito aquiliano (che il danneggiato ha l’onere di provare); </span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">• in ogni caso l’alleggerimento della responsabilità (anche) civile del medico “ospedaliero”,&nbsp; <span>che deriva dall’applicazione del criterio di imputazione della responsabilità risarcitoria&nbsp; </span><span>indicato dalla legge Balduzzi (art. 2043 c.c.), non ha alcuna incidenza sulla distinta <span>&nbsp; </span></span><span>responsabilità della struttura sanitaria pubblica o privata(sia essa parte del S.S.N. o una&nbsp; </span><span>impresa privata non convenzionata), che è comunque di tipo“contrattuale” ex art. 1218 c.c.&nbsp; </span><span>(sia che si ritenga che l’obbligo di adempiere le prestazioni per la struttura sanitaria derivi&nbsp; </span><span>dalla legge istitutiva del S.S.N. sia che si preferisca far derivare tale obbligo dalla&nbsp; </span><span>conclusione del contratto atipico di “spedalità” o “assistenza sanitaria” con la sola&nbsp; </span><span>accettazione del paziente presso la struttura);&nbsp; </span><span>se dunque il paziente/danneggiato agisce in giudizio nei confronti del solo medico con il&nbsp; </span><span>quale è venuto in “contatto” presso una struttura sanitaria,senza allegare la conclusione di&nbsp; </span><span>un contratto con il convenuto, la responsabilità risarcitoria del medico va affermata soltanto&nbsp; </span><span>in presenza degli elementi costitutivi dell’illecito ex art.2043 c.c. che l’attore ha l’onere di&nbsp; </span><span>provare; </span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">• se nel caso suddetto oltre al medico è convenuta dall’attore anche la struttura sanitaria presso&nbsp; <span>la quale l’autore materiale del fatto illecito ha operato,la disciplina delle responsabilità&nbsp; </span><span>andrà distinta (quella ex art. 2043 c.c. per il medico e quella ex art. 1218 c.c. per la&nbsp; </span><span>struttura), con conseguente diverso atteggiarsi dell’onere probatorio e diverso termine di&nbsp; </span><span>prescrizione del diritto al risarcimento; senza trascurare tuttavia che, essendo unico il “fatto&nbsp; </span><span>dannoso” (seppur distinti i criteri di imputazione della responsabilità),qualora le domande&nbsp; </span><span>risultino fondate nei confronti di entrambi i convenuti,essi saranno tenuti in solido al&nbsp; </span><span>risarcimento del danno a norma dell’art. 2055 c.c. (cfr.,fra le altre, Cass. 16/12/2005, n.&nbsp; </span><span>27713).&gt;&gt; </span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span>Lo Studio,&nbsp; </span><span>13.10.2014 </span></font></p><p></p></div></div>
</div></div></div></div></div></div></div> ]]></content:encoded><pubDate>Mon, 13 Oct 2014 19:09:25 +0000</pubDate></item><item><title><![CDATA[Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 26 aprile 2013, n. 10064 sulla modifica delle condizioni del divorzio. Immediata esecutività in pendenza del reclamo.]]></title><link>https://www.studiogiametta.it/blogs/post/Corte-di-Cassazione-sezioni-unite-sentenza-26-aprile-2013-n-10064-sulla-modifica-delle-condizioni-del-divorzio-Immediata-esecutività-in-pendenza-del-reclamo</link><description><![CDATA[Le Sezioni Unite in sede di composizione di composizione di contrasto hanno enunciato il seguente principio: “In materia di revisione delle disposizion ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="zpcontent-container blogpost-container "><div data-element-id="elm_7PeYFWRTSrSb4GWUDOddXQ" data-element-type="section" class="zpsection "><style type="text/css"></style><div class="zpcontainer-fluid zpcontainer"><div data-element-id="elm_kSmwd6AHQmW9hAYGT4sGLA" data-element-type="row" class="zprow zprow-container zpalign-items- zpjustify-content- " data-equal-column=""><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_yxJvnxWRQx6hyKoPj8-0gQ" data-element-type="column" class="zpelem-col zpcol-12 zpcol-md-12 zpcol-sm-12 zpalign-self- "><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_66H37kK1Q9qvl-_VUvgs6g" data-element-type="imagetext" class="zpelement zpelem-imagetext "><style></style><div data-size-tablet="" data-size-mobile="" data-align="left" data-tablet-image-separate="" data-mobile-image-separate="" class="zpimagetext-container zpimage-with-text-container zpimage-align-left zpimage-size-original zpimage-tablet-fallback-original zpimage-mobile-fallback-original hb-lightbox " data-lightbox-options="
            type:fullscreen,
            theme:dark"><figure role="none" class="zpimage-data-ref"><a class="zpimage-anchor" href="http://www.cortedicassazione.it/Documenti/10064_04_13.pdf" target="_blank" title="clicca qui per leggere la sentenza per esteso" rel=""><picture><img class="zpimage zpimage-style-none zpimage-space-none " src="/files/10351665.jpg" size="original" data-lightbox="true"/></picture></a><figcaption class="zpimage-caption zpimage-caption-align-center"><span class="zpimage-caption-content"></span></figcaption></figure><div class="zpimage-text zpimage-text-align-left " data-editor="true"><div><p></p><h4><div style="text-align:justify;"><span style="font-size:medium;">Le Sezioni Unite in sede di composizione di composizione di contrasto hanno enunciato il seguente principio:</span></div><font size="3"><div style="text-align:justify;"><span style="line-height:1.5;">“In materia di revisione delle disposizioni concernenti&nbsp;</span><span style="line-height:1.5;">l’affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei&nbsp;</span><span style="line-height:1.5;">contributi da corrispondere a seguito dello scioglimento e della cessazione&nbsp;</span><span style="line-height:1.5;">degli effetti del matrimonio, a norma dell’art. 9 della legge 1° dicembre&nbsp;</span><span style="line-height:1.5;">1970, n. 898, e successive modificazioni, il decreto pronunciato dal&nbsp;</span><span style="line-height:1.5;">tribunale è immediatamente esecutivo, in conformità di una regola più&nbsp;</span><span style="line-height:1.5;">generale, desumibile dall’art. 4 della cita legge regolativa della materia e&nbsp;</span><span style="line-height:1.5;">incompatibile con l’art. 741 cod. proc. civ., che subordina l’efficacia&nbsp;</span><span style="line-height:1.5;">esecutiva al decorso del termine utile per la proposizione del reclamo”.</span></div><div style="text-align:justify;"><span style="line-height:1.5;"><br></span></div><div style="text-align:justify;"><span style="line-height:1.5;"><a alt="clicca qui per leggere la sentenza per esteso" href="http://www.cortedicassazione.it/Documenti/10064_04_13.pdf" target="_blank" title="clicca qui per leggere la sentenza per esteso">clicca qui per leggere la sentenza per esteso</a></span></div></font></h4><p></p></div></div>
</div></div></div></div></div></div></div> ]]></content:encoded><pubDate>Tue, 30 Apr 2013 15:38:55 +0000</pubDate></item><item><title><![CDATA[Prime indicazioni del TAR Campania, Napoli (sentenza n. 1756/13) sulla notifica a mezzo PEC ex L. 53/94 ed, in particolare, su "cosa l'avvocato deve produrre in giudizio per dimostrare la regolarità della notifica e la conformità dell'atto allegato alla PEC a quello prodotto in giudizio".]]></title><link>https://www.studiogiametta.it/blogs/post/Prime-indicazioni-del-TAR-Campania-Napoli-sentenza-n-1756-13-sulla-notifica-a-mezzo-PEC-ex-L-53-94-ed-in-particolare-su-cosa-lavvocato-deve-produrre-in-giudizio-per-dimostrare-la-regolarità-della-noti</link><description><![CDATA[Con la sentenza del TAR Campania, Napoli n. 1756/13 , nel dichiarare inammissibile il ricorso notificato a mezzo pec dal legale rappresentante di una s ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="zpcontent-container blogpost-container "><div data-element-id="elm_I8YbRk8lQDu9k_w4nm1s7A" data-element-type="section" class="zpsection "><style type="text/css"></style><div class="zpcontainer-fluid zpcontainer"><div data-element-id="elm_lbQqn_OuTj-Y7G5BaZfnIA" data-element-type="row" class="zprow zprow-container zpalign-items- zpjustify-content- " data-equal-column=""><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_4a4N_WwlQkCD1_CpdcXYzA" data-element-type="column" class="zpelem-col zpcol-12 zpcol-md-12 zpcol-sm-12 zpalign-self- "><style type="text/css"></style><div data-element-id="elm_I66IunyGRLiuEXp4Yv2jSg" data-element-type="imagetext" class="zpelement zpelem-imagetext "><style></style><div data-size-tablet="" data-size-mobile="" data-align="left" data-tablet-image-separate="" data-mobile-image-separate="" class="zpimagetext-container zpimage-with-text-container zpimage-align-left zpimage-size-original zpimage-tablet-fallback-original zpimage-mobile-fallback-original hb-lightbox " data-lightbox-options="
            type:fullscreen,
            theme:dark"><figure role="none" class="zpimage-data-ref"><a class="zpimage-anchor" href="https://docs.google.com/file/d/0B3qPvaxBVroERldOQ0lYclBFYWs/edit?usp=sharing" target="_blank" title="sentenza del TAR Campania, Napoli n. 1756/13" rel=""><picture><img class="zpimage zpimage-style-none zpimage-space-none " src="/files/download.jpg" size="original" data-lightbox="true"/></picture></a><figcaption class="zpimage-caption zpimage-caption-align-center"><span class="zpimage-caption-content"></span></figcaption></figure><div class="zpimage-text zpimage-text-align-left " data-editor="true"><div><p style="text-align:justify;"><font size="4">Con la <a alt="sentenza del TAR Campania, Napoli n. 1756/13" href="https://docs.google.com/file/d/0B3qPvaxBVroERldOQ0lYclBFYWs/edit?usp=sharing" target="_blank" title="sentenza del TAR Campania, Napoli n. 1756/13">sentenza del TAR Campania, Napoli n. 1756/13</a>, nel dichiarare inammissibile il ricorso notificato a mezzo pec dal legale rappresentante di una società (e non già da avvocato all'uopo abilitato) si chiariscono i presupposti affinché sia validamente effettuata la notifica ai sensi dell'art. 149 bis del c.p.c., dell'art. 8 della L. 21.1.1994 n. 53 e dell'art. 18 delle regole tecniche del processo civile telematico (PCT) contenute nel D.M. 21.2.2011 n. 44.</font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">Quanto all'art. 8 della L. 21.1.1994 n. 53 la sentenza sanziona la mancata indicazione del&nbsp;<span><span>numero di registro cronologico dichiarando il ricorso&nbsp;</span></span>inammissibile per "irritualità della notifica".</font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">Quanto all'art. 18 <span><span>delle regole tecniche del processo civile telematico (PCT) contenute nel D.M. 21.2.2011 n. 44, la sentenza affronta la questione di "</span></span><span style="line-height:1.5;"><i>cosa l’avvocato debba produrre in giudizio per dimostrare la regolarità della notifica e la conformità dell’atto allegato alla PEC a quello prodotto in giudizio".&nbsp;</i></span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4"><span style="line-height:1.5;">In proposito secondo la sentenza:&nbsp;</span><span style="line-height:1.5;"><i>Si ritiene, pertanto, che al fine di verificare che effettivamente la notifica dell’atto sia andata a buon fine e che l’atto notificato con la P.E.C. sia conforme a quello depositato in formato cartaceo, debba essere prodotta dall’avvocato notificante la c.d. ricevuta completa di avvenuta consegna della P.E.C., in modo da poter produrre tale ricevuta con l'intero atto notificato, e non soltanto un suo estratto</i>.</span><span style="line-height:1.5;"><span></span></span></font></p><p style="text-align:justify;"><font size="4">Quanto alla documentazione che l'avvocato deve depositare in giudizio, la sentenza chiarisce che è&nbsp;<span style="line-height:1.5;"><i>necessario che l’avvocato produca la stampa dell'atto notificato con la relata; il certificato di firma digitale del notificante; il certificato di firma del gestore di PEC; le informazioni richieste dall'art. 18 per il corpo del messaggio; le ricevute della PEC; gli ulteriori dati di certificazione</i>.</span></font></p><p style="text-align:justify;"><span style="line-height:1.5;"><font size="4"><br></font></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="line-height:1.5;"><a alt="clicca qui per leggere la sentenza del TAR Campania, Napoli n. 1756/2013 per esteso." href="https://docs.google.com/file/d/0B3qPvaxBVroERldOQ0lYclBFYWs/edit?usp=sharing" target="_blank" title="clicca qui per leggere la sentenza del TAR Campania, Napoli n. 1756/2013 per esteso."><font size="4">clicca qui per leggere la sentenza del TAR Campania, Napoli n. 1756/2013 per esteso.</font></a></span></p>&nbsp;<span style="line-height:1.5;">&nbsp;&nbsp;</span><p></p><p>&nbsp;&nbsp;</p></div></div>
</div></div></div></div></div></div></div> ]]></content:encoded><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 08:35:20 +0000</pubDate></item></channel></rss>